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Lezioni di Democrazia 2

Titolarità ed esercizio

 

     Tutti sappiamo, più o meno, come dovrebbe essere una democrazia ideale, mentre si sa troppo poco delle condizioni necessarie per ottenere una democrazia possibile, una democrazia reale.

     Un primo punto da fermare, qui, è che tra un'esperienza democratica in piccolo ed un esperienza democratica in grande c'è un abisso. L'umanità ha penato duemila anni per gettare un ponte tra la due sponde, e nel passare dalle piccole comunità democratiche alla democrazia dei grandi numeri fatta di interi popoli e nazioni è giocoforza perdere per strada molti dei requisiti che assicurano l'autenticità di un'esperienza democratica "faccia a faccia"; e non si può pretendere dalla democrazia su vasta scala quello che si può pretendere dalla democrazia su piccola scala. Il che continua sfuggire. Quando, per esempio, un politico dichiara che un premier eletto dal popolo equivarrebbe ad un "sindaco d'Italia", è chiaro che la differenza tra micro e macro democrazia gli sfugge.

     Nella "lezione" precedenteabbiamo visto la definizione che potremmo dire "etimologica" della democrazia, tale perché ricavatadall'analisi del nome, e più specificatamente abbiamo visto la parola "popolo" nelle varieaccezioni. Passiamo a considerare l'accoppiata di "popolo" con il "potere".

     Che cosa è il potere? Il potere è una relazione: un individuo ha potere su un altro perché gli fa fare quello che altrimenti non farebbe. Robinson Crusoe, solo sull'isola dove è naufragato, finché è solo non ha alcun potere, lo acquista soltanto quando arriva Venerdì.

     Il problema è evidentemente più complesso quando il rapporto di potere non è più tra singoli, ma tra entità collettive.Lo schema, però, resta lo stesso. Il popolo (tutti)  ha potere in quanto lo ha su altri. Suchi?  Prima di rispondere si deve notare che "potere del popolo" è solo una espressione ellittica e che, in questi termini, il processo politico resta sospeso a mezz'aria. Torno a chiedere: potere del popolo su chi? Ovviamente del popolo sul popolo. In questo processo c'è prima un movimento ascendente, di trasmissione di potere verso il vertice di un sistema democratico, e poi un movimento discendente del potere del governo sul popolo. Così il popolo è insieme, in un primo momento governante e, in un secondo, governato.

     Sono processi molto delicati perché se il tragitto non è sorvegliato, se nella trasmissione del potere i controllati si sottraggono dal controllo dei controllori il governo sul popolo rischia di non aver niente a che vedere col governo del popolo. A questo provvede il macchinario del costituzionalismo.

     Ma per meglio chiarire il problema,occorre distinguere tra la titolarità e l'esercizio del potere. La titolarità dice: il potere mi spetta di diritto, è mio di diritto. Sì, ma qui abbiamo soltanto un diritto. E quello che conta è l'esercizio. Il potere effettivo è di chi lo esercita. La domanda cruciale, allora, è: come si fa ad attribuire al popolo, titolare del diritto, il diritto-potere di esercitarlo? La risposta è,in breve, che la soluzione di questo problema viene cercata, in una democrazia rappresentativa, nella trasmissione rappresentativa del potere. Come vedremo inseguito.

Pubblicato il 1/12/2014 alle 14.34 nella rubrica Diario.

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